Il Quaderno n. 96 Roma, mercoledì 04/06/08

Aggiornamenti e notizie dalla Segreteria Nazionale

 

 

1.      Berlusconi: nessuna marcia indietro 
        ho solo espresso alcune considerazioni……………………2
2.      Il ruolo del governo italiano nella lotta
        alla fame nel mondo…………………………………………….4
3.      Lavoro & Fisco/Cosa insegna Bankitalia……………………6
4.      Governo & Fisco/Cosa propone Tremonti…………….…… 8
5.      Governo & Sicurezza/Non c’è stravolgimento…………. .10
6.      Governo & Sicurezza/Non c’è polemica………………….. 12
7.      Governo & Intercettazioni/Non c’è tempo da perdere. ..13
8.      Esteri/L’Italia di nuovo protagonista……………………. 15
9.      Esteri/L’Italia di nuovo concreta…………………………. 17
10.      Esteri/L’Italia di nuovo con la Francia………………….. 19
11.      Scandali/L’Umbria di nuovo nella bufera……………….. 20
12.      La Nazione/Il cerchio di Silvio……………………………. 22


(1)

Berlusconi: nessuna marcia indietro
ho solo espresso alcune considerazioni

”Non sono preoccupato. Ieri non ho fatto nessuna marcia indietro”. Così Silvio Berlusconi ha risposto ai giornalisti, durante la conferenza stampa con il presidente egiziano Hosni Mubarak, ad una domanda sui titoli dei giornali che riportavano le sue dichiarazioni di ieri contro la possibilità di indicare la condizione di immigrato clandestino come reato.

 

”Non c’è stata nessuna marcia indietro” da parte mia sulla questione dell’immigrazione clandestina. Ho solo espresso certe considerazioni, premettendo che era solo una mia opinione personale”, ha detto Berlusconi ricordando che grazie al suo intervento le misure in questione sono state inserite in un disegno di legge, invece che nel decreto legge, dando la possibilità ”al Parlamento di approfondire la materia e la sua fattibilità”.

 

‘Come fatto nei cinque anni in cui sono stato al governo, riprenderò i contatti con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo: penso anche all’apertura di scuole in modo da preparare professionalmente le persone che possono venire in Italia a darci una mano in settori occupazionali dove siamo deficitari”.

”Il nostro scopo – aggiunge Berlusconi – è intensificare i tantissimi accordi che già esistono, aumentare la nostra presenza sul piano economico, penso a Eni, Enel e Finmeccanica, a diffondere il nostro know-how e la nostra grande ricchezza, che è il talento imprenditoriale. Insieme a loro possiamo portare benessere e sviluppo. Non è solo un dovere di solidarietà ma abbiamo anche la convenienza, perchè solo diffondendo benessere potremo avere pace”.

 

”Abbiamo l’ambizione di fare del Mediterraneo il mare più pulito del mondo”. C’è anche questo obiettivo nei rapporti privilegiati tra Italia ed Egitto e più in generale tra i paesi rivieraschi di cui hanno parlato oggi a Villa Madama il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo di Stato egiziano Hosni Mubarak. E’ importante, ha sottolineato il premier, ”rilanciare anche i rapporti culturali, economici, politici tra le due sponde del Mediterraneo, e sono molto lieto che Mubarak abbia accettato di co-presiedere l’Unione Mediterranea che sarà lanciata a Parigi il 12 luglio prossimo”.

Berlusconi ha sottolineato di voler fare tesoro della ”non positiva espletazione del trattato di Barcellona” e di voler dare maggiore concretezza ai rapporti tra i paesi delle due sponde. Nonostante i rapporti tra Italia ed Egitto siano già ottimi, ha sottolineato, ”c’è spazio per una crescita importante del partenariato”. Quello di oggi è un buon inizio ”per andare in questa direzione”, ha concluso il presidente del Consiglio.

 

‘Bisogna tenere presente che Israele si sente sotto assedio, minacciato da un leader di un Paese” che potrebbe dotarsi di armi nucleari. Così Berlusconi, parlando delle difficoltà del processo di pace in Medio Oriente. ”Tanto più Israele si sentirà rassicurata, tanto più noi europei possiamo persuadere lo stato ebraico a concessioni ai palestinesi”, ha sottolineato, ricordando l’importanza del ruolo dell’Egitto e dello stesso Mubarak come fattore di moderazione nella complicata regione mediorientale.

 

‘Noi – ha proseguito Berlusconi – possiamo fare molto sul piano diplomatico. L’Italia è sempre stata politicamente vicina ad Israele, ma ha anche sempre avuto rapporti di dialogo ed amicizia con i Paesi Arabi, soprattutto quelli che si affacciano sul Mediterraneo”.

 

In questo senso il premier ha ricordato i rapporti di amicizia instaurati negli anni scorsi con leader e nazioni arabe mediterranee, e ha sottolineato come si era giunti alla ”possibilità di rimpatriare quei cittadini africani in Italia che non sono passati dalla regolarità del loro ingresso”. Ora – ha annunciato – sono stati calendarizzati altri incontri ”per riprendere questo discorso”. Ma i contribuiti che l’Italia può dare al processo di stabilizzazione e pace in Medio Oriente, ha conscluso Berlusconi, ‘’sono tantissimi”.

 


 

(2)

Il ruolo del governo Berlusconi
nella lotta alla fame nel mondo

“La necessità di uno sforzo complessivo e coordinato di tutti gli attori coinvolti”: su questa urgenza hanno convenuto i partecipanti alla cena di lavoro di ieri, con capi di Stato, di governo e ministri in occasione della Conferenza di alto livello sulla sicurezza alimentare mondiale in corso a Roma fino a domani. Al vertice hanno partecipato 44 governi in rappresentanza dei paesi donatori, di quelli produttori e di quelli colpiti dall’attuale crisi alimentare e otto capi di organizzazioni internazionali, mentre a presiedere l’evento c’erano il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi.

Il caro-cibo è “una sfida di proporzioni globali che ha colpito milioni di persone” hanno convenuto i convitati, aggiungendo che i “fondi necessari per l’assistenza alimentare di emergenza devono essere reperiti urgentemente”. In questo contesto, però, “la crisi alimentare mondiale fornisce un’opportunità per aumentare la produzione agricola nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa”.

Nonostante le affermazioni di ieri del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, “la ‘famiglia’ delle Nazioni Unite, insieme alle istituzioni di Bretton Woods, ha un ruolo unico da giocare a tale riguardo”, si legge nella nota ufficiale.

Il segretario Onu Ban Ki Moon “ha accolto favorevolmente l’intenzione del primo ministro Berlusconi di assicurare che l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la lotta contro la povertà rimarranno temi prioritari nell’agenda G8 anche durante la Presidenza italiana nel 2009”.

La discussione si è concentrata su alcuni tra i temi più urgenti legati all’attuale crisi sulla sicurezza alimentare mondiale e sulle sue cause fondamentali: in particolare i tre temi della cena sono stati la produttività agricola, i bio-combustibili e le restrizioni commerciali.

I partecipanti hanno riconosciuto che il recente drammatico aumento dei prezzi del cibo nel mondo “ha molteplici e complesse ragioni strutturali, molte delle quali sono collegate tra loro”. Intanto, la crisi ha colpito milioni di persone e “le donne in stato di gravidanza e in allattamento sono particolarmente a rischio, ma allo stesso tempo rappresentano un elemento chiave per la risposta all’emergenza”.

La crisi “minaccia di minare i progressi verso gli Obiettivi dello Sviluppo del Millennio volto ad eliminare la fame e verso gli altri obiettivi del Millennio, e rischia di ricondurre 100 milioni di persone di nuovo sotto la soglia di povertà di 1 dollaro al giorno”.

I partecipanti hanno inoltre riconosciuto che la crisi alimentare mondiale minaccia la stabilità di molti Paesi. Tutti fondi necessari per l’assistenza alimentare di emergenza devono essere reperiti “urgentemente per evitare la carestia ed ulteriori disordini”.

All’incontro è stata ribadita “l’estrema urgenza di aumentare la produzione agricola”, ma allo stesso tempo “esiste la necessità di un aumento di lungo periodo negli investimenti agricoli- specialmente per i piccoli agricoltori- ed un aumento nell’assistenza allo sviluppo per l’agricoltura (compreso il sostegno per la ricerca agricola)”. Segnalata anche “la necessità di una stretta collaborazione con il settore privato, la società civile e le Ong nell’affrontare la crisi”.

Ban Ki Moon, infine, “ha accolto la decisione italiana di dedicare l’Expo di Milano del 2015 alla sicurezza alimentare mondiale come un altro segno del coinvolgimento dell’Italia nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite”.

Il segretario generale e Silvio Berlusconi, infine, “hanno espresso il loro auspicio che lo slancio generato dalla Conferenza di Roma sarà mantenuto nei prossimi eventi chiave come il Vertice G8 di luglio, l’evento di alto livello degli Obiettivi di sviluppo del millennio (Mdg) delle Nazioni Unite e la sezione di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre”.

 


(3)

Lavoro & Fisco/Cosa insegna Bankitalia

Il governatore Draghi invita il governo ad investire l’ampia forza parlamentare di cui dispone non per gestire l’esistente, ma per aprire la società italiana ai giovani.

 

“Stiamo mortificando i nostri giovani”, dice il governatore, riprendendo la frase severa di un economista come Pietro Ichino che considera l’esclusione dei nostri giovani dalla società uguale al fenomeno della “apartheid” in Sudafrica. Ecco quindi la prima sfida che deriva direttamente dalle Considerazioni Finali del governatore, una vera e propria “missione giovani” che il governo delle novità deve fare propria senza perdere tempo.

 

Sul fronte opposto, quello dei più anziani, il governatore mette in guardia coraggiosamente su un’altra piaga della nostra società: in Italia lavorano soltanto 19 persone su 100 nella fascia di età da 60 a 65 anni contro il 33% della Germania, il 45% della Gran Bretagna e l’oltre 60% di svedesi, norvegesi e danesi.

Ecco un altro obiettivo importante per l’Italia: accanto all’aumento dell’età media di pensionamento, accanto allo sviluppo della previdenza complementare, la missione di far lavorare di più, senza togliere posti ai giovani, quei sessantenni che offrono il loro tesoro di esperienza alle economie più avanzate della nostra. Si pongono perciò al governo delle novità, sul fronte dei lavoratori più anziani, quattro obiettivi:

1.      favorire il proseguimento dell’attività lavorativa;

2.      introdurre la libera scelta dell’età di pensionamento;

3.      favorire in tutti i modi il libero cumulo tra lavoro e pensione;

4.      varare in maniera definitiva forme più flessibili di impiego.

 

Sullo sfondo resta per i più giovani e per i più anziani il grande scoglio del Fisco in un Paese dove la pressione delle imposte è salita addirittura del 2,8% negli ultimi due anni (dal 2005 al 2007, e pensare che il governo Prodi sosteneva di averle ridotte, le tasse) e le entrate fiscali hanno raggiunto il 43,5% del prodotto interno lordo, non solo appena un’inezia sotto il massimo del 1997 quando si impose però per una sola volta la necessità di raggiungere i parametri di Maastricht, ma addirittura di 3 punti al di sopra della media europea e 5-6 punti al di sopra di quella degli Stati Uniti.

 

Se a tutto questo si sommano le aliquote italiane troppo elevate sui profitti delle imprese che producono ricchezza, aliquote superiori di 8 punti (incredibile, ma vero) rispetto alla media europea e si aggiunge ancora che la spesa corrente, quella che erode neanche lentamente e fa sempre male, negli ultimi 10 anni è cresciuta in media del 2,1% all’anno, una cifra enorme che si mangia la ricchezza nazionale, è chiaro ed evidente il motivo per cui l’Italia ha rallentato il passo più di tutti gli altri paesi avanzati.

 

Il governo delle novità, il nuovo governo del centrodestra dovrà lavorare su questi dati per cercare di ribaltare una situazione sfavorevole mentre tutti i nostri eletti a livello nazionale e locale dovranno cercare di impararsi questi dati fondamentali della Banca d’Italia per avere sempre presenti nei loro interventi in pubblico quelle che dovranno essere le linee guida della nostra azione: meno spese pubbliche, meno tasse, più risorse da destinare agli investimenti, creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani e proseguimento del lavoro stesso per i più anziani.

 


(4)

Governo & Fisco/Cosa propone Tremonti

Togliere a chi in questo momento è più ricco, ossia le compagnie petrolifere, per dare a chi è più povero, ossia quelle fasce della popolazione per cui anche comprare “il burro, il pane, il pollame” è diventato un problema. È questa la proposta ‘Robin Hood’ che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti punta ad approvare forse già prima dell’estate, senza bisogno di dover aspettare il via libera di Bruxelles.

“Qualsiasi decisione sull’imposta sul reddito è di competenza esclusiva degli Stati membri”, ha garantito il commissario Ue per il Mercato interno, Charlie McCreevy, aggiungendo: “Non si tratterebbe di una misura distorsiva, poiché già ad oggi gli Stati hanno aliquote diverse”. Nel giorno in cui l’Ecofin ha approvato la fine della procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, spostando i riflettori sul problema del maxi-debito più alto d’Europa, da Lussemburgo, dove i ministri Ue si sono riuniti anche per discutere di come far fronte alle ripercussioni della fiammata dei prezzi del petrolio, sono arrivate le prime valutazioni positive sull’idea.

“Personalmente non dico di no, e detto da me non è poco”, ha commentato il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che, secondo quanto riferito dal segretario di Stato all’economia tedesco Thomas Mirow, ha ricordato durante la riunione di aver fatto la stessa proposta qualche anno fa. Il ministro Christine Lagarde, che ieri ha visto sostanzialmente bocciata la proposta francese di mettere un tetto all’Iva sui prodotti petroliferi, ha definito l’idea “intelligente”, ma ha evidenziato la necessità di ragionare sulle possibili ripercussioni, come ad esempio l’impatto “sugli investimenti sulla capacità di raffinazione e di estrazione”. Mentre di “delirio demagogico” ha parlato il ministro dell’Economia del governo-ombra del Pd, Pierluigi Bersani, sottolineando come “il solo annuncio degli aggravi è già stato trasferito alla pompa e da una settimana il differenziale del prezzo della nostra benzina con la media europea ha toccato la punta massima”.

Il prezzo del petrolio è pari a quello di “un barile con sopra una bottiglia di champagne”, a causa dell’azione di chi, suggerisce Tremonti, “ha perso tanto con i prodotti derivati e ora vuole rifarsi con la speculazione sul petrolio”. La proposta è ancora allo studio e “oggettivamente si può un po’ guardare il pro e il contro, ma la nostra impressione è che il bilancio sociale sia altamente positivo, è uno dei casi in cui la politica si occupa anche della dimensione morale”.

La tassa sarà “generalizzata” e non riguarderà solo le compagnie italiane, ma anche le straniere che pagano le imposte sul reddito da profitto in Italia. “A noi sembra che dato il drammatico bisogno degli strati più deboli questo tipo di prelievo alla Robin Hood abbia senso”, ha aggiunto Tremonti. Rispondendo a chi gli chiedeva se ci sarà un provvedimento legislativo presentato contestualmente al Dpef, il ministro ha risposto: “È un’ipotesi”.

Quello che invece il governo italiano punta a presentare senz’altro insieme al Dpef, “documento che ha fatto senz’altro il suo tempo”, è un decreto contenente “il programma triennale di stabilizzazione”, pari a 30 miliardi di euro in totale, e “un piano di rilancio dell’economia”, necessario in un momento in cui la crescita italiana del primo trimestre del 2008 è stata dichiarata piatta o quasi da Eurostat. Il “provvedimento legislativo” verrà fatto entro l’estate, anticipando e in parte sostituendo la Finanziaria, definita da Tremonti “un vecchio film dell’orrore che non vogliamo più proiettare”.

Il ministro dell’Economia ha infatti spiegato: “La manovra non la vogliamo fare, vogliamo un decreto prima dell’estate con un contenuto triennale, che avrà la forma di una finanziaria, ma non un provvedimento omnibus che diventa un meccanismo di caos assoluto”. A settembre, invece, “si aprirà in parlamento una grande sessione sul federalismo fiscale”, ha spiegato Tremonti, aggiungendo: “Lo stiamo discutendo con l’opposizione, con il governo ombra e con i rappresentanti dei governi locali”.

Chiusa la procedura per deficit eccessivo, l’Italia ha ora davanti a sé il compito di procedere ad un ritmo dello 0,5% di correzione strutturale verso l’appuntamento con il pareggio, fissato per il 2011. Juncker ha salutato la chiusura del dossier dicendo di non aver “rilevato la benchè minima volontà da parte del Governo italiano di allentare gli sforzi di consolidamento”, aggiungendo: “L’Italia è molto attaccata al consolidamento dei conti”. Tuttavia, come osservato dal direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, “la situazione di bilancio rimane difficile, degli ulteriori sforzi sono necessari soprattutto alla luce del debito pubblico, che rimane il più alto d’Europa”.

 


(5)

Governo & Sicurezza/Non c’è stravolgimento

Stanchi a due settimane dal via di descrivere il rapporto tra governo e pubblica opinione e soprattutto infastiditi dal successo della nuova immagine che Silvio Berlusconi sta trasferendo all’Italia e all’estero, i grandi giornali cercano oggi la prima falla nella nave della maggioranza. E pensano di trovarla in quella precisazione in cui il premier, che in tema di sicurezza e di controllo della immigrazione ha scelto di procedere con decreti legge e con uno specifico disegno di legge che lasciasse in Parlamento la possibilità di approfondire il delicato tema del “reato” di clandestinità, ha parlato di aggravante e non di reato vero e proprio… Si dirà che i quotidiani e i telegiornali devono puntare alla titolazione e che quello di Berlusconi – rispetto all’enfasi della Lega e dello stesso responsabile del ministero dell’Interno – è parso un aggiustamento. Ma è davvero singolare che ad un presidente del Consiglio che si deve muovere su una materia così delicata, tenendo conto delle esigenze di maggioranza, del ruolo internazionale dell’Italia, dei rapporti con i paesi extracomunitari e comunitari da cui i clandestini provengono e con la stessa opposizione, si rimproveri un cambio di opinione e addirittura una retromarcia solo perché puntualizza il suo pensiero. Proprio per questo su alcune materie più urgenti e in linea con la promessa fatta agli elettori Berlusconi e i ministri competenti hanno scelto di usare la via rapida del decreto legge, mentre la scelta del reato di immigrazione clandestina è stata consapevolmente affidata al disegno di legge: dunque un modo di procedere che lascia al dibattito parlamentare e al confronto dentro e fuori la maggioranza in Aula, la possibilità di arrivare all’obiettivo più giusto.

Se poi si guardasse ai movimenti del leader del Popolo della Libertà non solo in qualità di neo presidente del Consiglio ma nella funzione che gli viene riconosciuta ormai anche da antichi avversari di uomo di Stato, si capirebbe che lo scenario in cui si muove va ben oltre questo o quel disegno di legge, questa o quella iniziativa parlamentare e dunque molto oltre una dichiarazione o una precisazione nel merito di un provvedimento pur importante.

E molto più significativa di quella che i giornali provano a definire oggi come una retromarcia di Berlusconi sulla sicurezza è la ripresa convinta del dialogo tra Italia e Francia e tra Italia e Spagna. Anche se quegli stessi giornali fanno fatica a riconoscere il passo avanti nel rapporto tra Berlusconi e il socialista Zapatero, per non parlare dell’abbraccio clamoroso con cui il presidente Sarkozy ha accolto il Capo del governo italiano con il più spontaneo dei commenti: “Meno male che sei tornato tu”.

Si dice che le statistiche diano un periodo di almeno sei mesi (solo Prodi non ha avuto neppure due settimane) per definire lo stato idilliaco che accompagna governo e pubblica opinione dopo una vittoria schiacciante. Dalla sua Silvio Berlusconi ha la semplificazione del quadro politico, è possibile che in questo clima l’opposizione costruisca argomentazioni solide per contrastare progetti e obiettivi del governo. È possibile, ma finora non è accaduto. Qualcuno sostiene che il merito va al clima di fair play costruito già in campagna elettorale e che oggi converrebbe sia al Capo della maggioranza che a quel capo della opposizione che deve rafforzarsi all’interno della sinistra. Di sicuro non tocca istituzionalmente ai giornali provare a costruire argomenti di opposizione o segnalare clamorose falle nella maggioranza quando non esistono o non sono dimostrabili. Possibile che gli attenti commentatori di politica interna e internazionale non abbiano valutato che tra qualche giorno il nostro Presidente del Consiglio deve fare visita in Vaticano a Benedetto XVI? Possibile che nessuno rifletta sul fatto che tra il PdL e la Lega l’alleanza e la coesione possono restare solidissime anche quando le strategie per arrivare ad un identico obiettivo possono essere diverse? Forse è la classica tempesta in un bicchiere d’acqua o di inchiostro, come d’altronde sembra eccessiva quella sottolineatura che oggi gli organi di opposizione danno alla vicenda Alitalia. Quasi che si pretendesse da un giorno all’altro il miracolo nella soluzione di un disastro economico ed industriale, come un miracolo si pretenderebbe per i rifiuti di Napoli o per i bassi stipendi che affliggono milioni di italiani. La gente è più seria di tanti commentatori e sta valutando con molta serietà le mosse del ministro dell’Economia che nelle ultime settimane ha promesso un paio di iniziative e che a luglio potrebbe toccare le tasche dei petrolieri vincendo la sfida che gli era arrivata dalla sinistra e dall’ex ministro Bersani. Insomma fatti e non chiacchiere come troppi titoli di giornale.

 


 (6)

Governo & Sicurezza/Non c’è polemica

“Il presidente Berlusconi si è limitato a ribadire che non c’è nessun intendimento di perseguire l’immigrato che cerca accoglienza e lavoro, sottolineando invece la volontà del governo di perseguire i clandestini che vengono in Italia per delinquere”.

 

Lo precisa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, on. Paolo Bonaiuti chiarendo che al riguardo “non c’è nessuna polemica all’interno della maggioranza”.

 

“L’ipotesi del reato di clandestinità non è stata inserita nel decreto legge che contiene il caso dell’aggravante proprio perché venga sottoposta al giudizio del Parlamento”, ha aggiunto Bonaiuti nel rimarcare che non c’è alcuna volontà di perseguire “penalmente” l’immigrato che cerca accoglienza e lavoro.

 


(7)

Governo & Intercettazioni/Non c’è tempo da perdere

Tante intercettazioni telefoniche, centinaia di milioni di euro spesi, ma risultati assai scarsi. Anzi, nei processi fondati sull’ascolto delle telefonate e sulle relative trascrizioni ordinate dai pm, vi è una netta prevalenza delle assoluzioni.

 

Rivestono un notevole interesse politico alcuni dati contenuti in una lettera che il gip Augusta Iannini, responsabile dell’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia, ha inviato a un noto settimanale per tutelare la propria onorabilità.

 

“Tutto il capitolo dei costi della giustizia – scrive Iannini – supera i 600 milioni di euro l’anno, di cui oltre il 33 per cento per intercettazioni. Crede che gli italiani siano contenti, visto che i dati riportano un tasso tra assoluzioni e proscioglimenti superiore al 60 per cento?”.

 

L’urgenza di limitare l’abuso delle intercettazioni non risponde dunque solo a motivazioni giuridiche (tutelano solo il diritto dell’accusa, ma non quello della riservatezza), ma anche ad alcune considerazioni di economia processuale. La lettera del giudice Iannini non dice quante siano oggi in Italia le intercettazioni ordinate dai pm. Sappiamo che nel 1997 erano 50 mila, di cui 10 mila solo a Roma.

 

Numeri molto al di sotto della realtà attuale, a giudicare dalla escalation delle trascrizioni di intercettazioni comparse via via sia nelle aule di giustizia che sui media. Però, grazie ai dati rivelati nella lettera, possiamo mettere un punto fermo: le intercettazioni assorbono un terzo dei costi vivi della giustizia, vale a dire 200 milioni di euro l’anno, pari a 400 miliardi delle vecchie lire (attenzione: il bilancio annuale della Giustizia sfiora gli 8 miliardi di euro, qui stiamo parlando soltanto dei costi vivi).

 

Ebbene, 200 milioni di euro sono una somma considerevole, che comporta un uso della lesina sugli altri capitoli di spesa e finisce con il danneggiare la stessa funzionalità degli uffici giudiziari, sempre pronti a lamentare, in tutte le relazioni per l’inizio dell’anno giudiziario, l’insufficienza dei mezzi a disposizione. Una somma che, a conti fatti, non sembra di grande aiuto neppure nella ricerca degli elementi probatori dell’accusa quando il procedimento arriva in aula: superano ben il 60 per cento i proscioglimenti e le assoluzioni nei processi dove l’accusa si basa in buona sostanza sull’ascolto delle telefonate.

 

Sono dati che il governo e la maggioranza hanno il dovere di tenere nella massima considerazione se vogliono dare rapidamente seguito a quanto il premier Silvio Berlusconi ha annunciato durante la campagna elettorale e ribadito di recente: varare una legge che limiti l’uso delle intercettazioni solo alle indagini per terrorismo, mafia e camorra. E introduca pene più severe: cinque anni di carcere per chi effettua intercettazioni illegali e le divulga; fino a due milioni di multa all’editore che le pubblica.

 

Di fronte a una contabilità così disastrosa, anche Di Pietro, i Verdi e i vari personaggi del circo mediatico che si sono dati un ruolo cavalcando intercettazioni e giustizialismo, dovranno farsene una ragione. Il tempo delle barbarie deve finire.

 


 (8)

Esteri/L’Italia di nuovo protagonista

Lo aveva detto più volte durante la Legislatura in cui aveva governato la Casa delle libertà: Berlusconi si muove a proprio agio sulla ribalta internazionale. E ieri se ne avuta conferma durante la prima giornata dei lavori della Fao sull’emergenza alimentare nel mondo.

 

In quella Legislatura –iniziata nel 2001 e subito caratterizzata sul piano internazionale dall’11 settembre e sue conseguenze – oltre al rapporto speciale con gli Stati Uniti, Berlusconi si mosse in particolare sintonia con il Regno Unito di Blair e, fino al 2004, con la Spagna di Aznar. Inoltre rinnovò e strinse i rapporti con Israele senza intaccare i buoni tradizionali rapporti con il mondo arabo. E fornì una sponda importante alla Russia di Putin per consolidare il suo rapporto con l’Occidente.

 

Adesso il nuovo governo si è dovuto subito confrontare con un tema delicato e importante: il rapporto con l’Iran, la sue ambizioni nucleari e soprattutto la violenza degli attacchi del presidente Ahmadinejad a Israele, di cui auspica e profetizza la cancellazione dalla carta geografica.

 

Nei confronti dell’Iran, il Governo può contare su un larghissimo consenso. Anche l’opposizione condanna le posizioni del presidente iraniano su Israele. Per questo, la linea ferma nei confronti dell’Iran, di cui l’Italia è il primo partner commerciale, rappresenta una concreta espressione di politica estera bipartisan.

 

Proprio per l’importanza dei suoi rapporti commerciali, l’Italia ha pensato che fosse utile una sua aggregazione al gruppo dei “5+1” che trattano con l’Iran sul nucleare. Ne ha parlato il ministro Frattini con il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, trovando consenso. Ma soprattutto ne ha parlato Berlusconi con il presidente francese Sarkozy, il quale ha appoggiato esplicitamente l’idea mentre dalla Germania, nei giorni scorsi, era arrivato un giudizio negativo, sostanzialmente condiviso dalla Ue che formalmente si è dichiarata “neutrale” sulla questione, ma ha espresso il timore che venga alterato il quadro negoziale.

 

Con Sarkozy, Berlusconi ha affrontato anche la questione Alitalia: entrambi hanno dischiuso la porta a una possibile ripresa del negoziato, ovviamente su nuove basi, e, da parte francese, lasciando decidere il management di Air France-Klm. Nei giorni scorsi, anche se in modo provocatorio, lo stesso Spinetta aveva definito “difficile” (che non significa “impossibile”) un nuovo negoziato.

Non è il caso di parlare di un asse Roma-Parigi. Ma è significativo che Berlusconi abbia appoggiato con forza il progetto francese della Comunità mediterranea, ostacolato invece dalla Germania. Paese, questo, che fin dal 1994 non ha mai dato piena fiducia al centrodestra italiano.

 

Anche sull’Europa le posizioni di Francia e Italia convergono fortemente: la moneta unica e il suo gestore, la Bce, devono prioritariamente favorire lo sviluppo, mostrando flessibilità soprattutto quando ci si trova nel mezzo di una situazione molto critica, qual è l’attuale con i rincari di energia e alimentari che incidono sui consumi dei cittadini.

 

Infine, sul tema dell’immigrazione, Italia, Francia e Spagna condividono la necessità di aumentare i controlli e la severità nei confronti di quella clandestina.

 


(9)

Esteri/L’Italia di nuovo concreta

Il vertice della Fao ha segnato una ritrovata intesa di principio con Francia e Spagna, insieme all’Italia i due Paesi più importanti del Mediterraneo. Sarkozy, alla vigilia della presidenza di turno francese della Ue, ha incassato il sì di Berlusconi al suo patto per l’immigrazione e all’Unione per il Mediterraneo, i due temi con cui vuole caratterizzare il semestre europeo targato Parigi.

 

Berlusconi, da parte sua, ha avuto la conferma che la Francia non cambia idea e non ha nulla in contrario all’inclusione dell’Italia nel gruppo che conduce i negoziati sul nucleare iraniano, il cosiddetto 5+1, nonostante lo stop imposto in questi giorni dal governo tedesco.

 

Ieri, tra il governo italiano e francese c’è stato dunque un forte rilancio dei rapporti non solo diplomatici, ma anche economici. A partire dalla Tav e dai lavori al Frejus che il Cavaliere ha promesso partiranno al più presto, poi sull’Alitalia e infine anche sul nucleare, sul quale Sarkozy ha lanciato un appello alla cooperazione: “Se l’Italia dovesse un giorno tornare sulla scelta del nucleare, saremmo lieti di lavorare insieme: bisogna avere progetti industriali comuni”.

 

I segnali di un’asse tra Roma e Parigi erano già palesi, ma dopo la giornata di ieri si sono intensificati prefigurando scenari di collaborazione sempre più ampia che potrebbero modificare in profondità gli equilibri di potere nel Vecchio Continente, con il governo laburista di Londra pronto a rispolverare il rapporto privilegiato con Berlusconi.

 

Opponendosi ai piani italiani, Berlino invece per il momento difende i grandi interessi collegati alla partita sull’Iran, che consente alla Germania di mettere un piede nel Consiglio di sicurezza Onu, dove una presenza tedesca a carattere permanente – a discapito delle ambizioni di altri Paesi tra cui l’Italia – è stata finora scongiurata dalla nostra azione diplomatica.

 

Il governo Berlusconi, insomma, è già entrato da protagonista sulla scena europea ed internazionale, forte del prestigio del suo premier e della sua capacità di porsi come ponte tra Stati Uniti e Russia. È chiaro che l’attivismo diplomatico italiano sta provocando qualche apprensione nella Cancelleria tedesca: il governo di Berlino teme infatti di rimanere escluso dal nuovo asse europeo, e che la rendita di posizione dovuta al tradizionale patto di collaborazione con Parigi possa essere fortemente ridimensionata.

 

I nuovi scenari verranno delineati con nitidezza già da luglio, quando la Francia assumerà la presidenza di turno della Ue, e sui principali temi in agenda la sintonia tra Sarkozy e Berlusconi è praticamente totale, a partire dal modo con cui affrontare l’immigrazione clandestina.

 

Se la sinistra italiana, insomma, puntava sull’isolamento internazionale del governo Berlusconi, ha già fallito il suo primo obiettivo, visto che Tremonti si è visto promuovere a pieni voti dall’Eurogruppo la sua ricetta di risanamento dei conti pubblici e ha ottenuto significativi consensi con la sua proposta della Robin Hood tax contro i petrolieri.

 


 (10)

Esteri/L’Italia di nuovo con la Francia

L’Italia torna protagonista sulla scena internazionale. E non solo perché Roma ospita l’assemblea della Fao, con tutti gli occhi del mondo addosso. Ma perché è il governo a tornare protagonista. E non certo con la politica delle pacche sulle spalle.

Per risolvere il problema della sicurezza alimentare – dice Silvio Berlusconi – “servono fatti non parole”. Ed allora ecco i “fatti” che il governo vuole mettere sul piatto.

 

In primo luogo in Europa. Stralciare dal calcolo del deficit le spese sostenute dai governi per gli aiuti umanitari. Il progetto è “rivoluzionario”, come “rivoluzionaria” è l’idea della Robin Hood tax, lanciata da Tremonti.

Eliminare dal computo dei disavanzi le somme destinate alla fame nel mondo significa aumentare le risorse destinate al Terzo Mondo. Vuol dire intervenire direttamente su un problema (anzi, su “Il Problema”) dei prossimi decenni. Favorire condizioni di vita migliori in Africa non risponde soltanto ad un’esigenza umanitaria, ma sociale.

 

Vale a dire che se vengono migliorate le condizioni di vita del continente, automaticamente verrà favorita la democrazia in quelle aree, rallentato il processo di integralismo islamico, frenato il flusso migratorio verso Nord.

 

È per queste ragioni che il leader iraniano si è opposto con fermezza alle iniziative che sta mettendo in campo l’Onu. Se il processo di sviluppo agricolo ed alimentare attecchisse in Africa, verrebbe meno quel serbatoio di integralismo su cui fonda la propria forza Ahmadinejad.

E, di riflesso, è proprio per impedire che ciò avvenga che le Nazioni unite, il G-8 stanno mettendo in campo tutte le menti migliori per individuare soluzioni valide per fronteggiare la sicurezza alimentare.

In questo quadro si inseriscono le iniziative italiane, il progetto di scorporare dal deficit gli aiuti umanitari, il progetto di creare una Bretton Woods per il grano. Iniziative tutte lanciate di concerto con gli altri partners europei ed occidentali.

Per queste ragioni, la proposta di Berlusconi segna il ritorno dell’Italia sulla scena internazionale; tant’è che è stata subito sostenuta dalla Francia. E non bisogna dimenticare che nel suo discorso di insediamento, Sarkozy sottolineò l’importanza ed il ruolo dell’Africa nello scacchiere mondiale. E Parigi ha certamente interessi maggiori dell’Italia nel Continente “dimenticato”.


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Scandali/L’Umbria di nuovo nella bufera

L’ultimo capitolo parla di uno scandalo appalti con una trentina di indagati. Così per l’Umbria “verde”, ma soprattutto per quella “rossa”, i guai giudiziari sembrano non finire mai, anche se restano relegati nelle pagine locali dei quotidiani. Il biennio 2007-2008 passerà alla storia per l’anno di una strisciante quanto devastante “tangentopoli”, che sta mettendo a dura prova la fama usurpata di buon governo (sessant’anni senza ricambio e –quasi- senza opposizione) delle sinistre.

 

La raffica di avvisi di reato ha colpito la settimana scorsa un politico, l’assessore Pd alla viabilità della Provincia di Perugia, decine di funzionari dell’amministrazione provinciale e dei Comuni di Perugia e Città di Castello, oltre a numerosi imprenditori del settore costruzioni. La magistratura vuole vedere chiaro nei grandi faldoni sequestrati negli uffici delle amministrazioni locali (anche la Regione) e delle ditte di costruzione. Sono  attinenti a lavori pubblici, concessioni edilizie, varianti sospettem opere di manutenzione. L’ipotesi più grave di reato, associazione per delinquere, è legata al sospetto che a lavorare fossero sempre i “soliti noti”, in un intricata tela di “do ut des” tutta da chiarire.

 

Ma, come dicevamo, si tratta solo dell’ultimo episodio. Stanno venendo infatti al pettine, in questi giorni, i nodi giudiziari dell’inchiesta che l’estate scorsa portò all’arresto di Leonardo Giombini, il costruttore più coccolato e amato dai governanti locali. Si preparano le richieste di rinvio a giudizio per lui, ma anche per il potentissimo presidente (ex-pci, ex-ds, ora pd) della Coop Centritalia, Giorgio Raggi.

Storie di fatturazioni false e di fondi neri finiti all’estero (e poi chissà dove).

 

I dirigenti della cooperativa rossa sono accusati: 1. di aver deliberato il passaggio di 780mila euro al costruttore a fronte dell’emissione di una fattura per il progetto di fattibilità di una Ipercoop inesistente; 2. di aver deliberato la spesa di 8 milioni da versare a Giombini per un terreno che il costruttore stava acquisendo a sua volta per 6 milioni e mezzo. Un affare nel quale “ballano” un paio di milioni dalla destinazione per lo meno incerta.

 

Ma c’è dell’altro. Una inchiesta è ancora aperta sulla vicenda della costruzione del mini-metro, una sorta di funicolare destinata ad alleggerire il traffico dalla periferia al centro cittadino. Mentre le nubi non si sono certamente diradate sull’improvvisa voragine scoperta lo scorso anno nel bilancio del Comune di Perugia, una vicenda che portò al rischio di una crisi politica ma, soprattutto, alla necessità di pescare a piene mani nelle tasche dei cittadini aumentando a dismisura le tasse locali.

Il fronte politico è in movimento. La sinistra estrema ha un po’ di mal di pancia, l’opposizione parla di campanello d’allarme sui livelli di legalità e trasparenza, dopo decenni di occupazione politica da parte di un vero e proprio  gruppo di potere.

 

I cittadini non stanno a guardare e i risultati delle ultime elezioni, pur confermando la preminenza della sinistra, hanno dimostrato che qualcosa si sta muovendo anche nella rossa Umbria, dove importanti capisaldi (vedi Todi) sono crollati.

 


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La Nazione/Il cerchio di Silvio

Da La Nazione, a firma Gabriele Cané
Titolo: “Il cerchio di Silvio”

 

Domanda: è possibile quadrare un cerchio? Risposta: impossibile. Nonostante tutto,
Berlusconi ci prova, in gran parte ci riesce, ma proprio tondo alla fine questo cerchio non
viene. Così, mentre disinnesca tutte le mine esterne sul rapporto Governo immigrati, il
premier si trova di fronte un imprevisto scoglio interno dopo la sua messa a punto sulla
clandestinità. «Reato? No, solo un’aggravante». Miracoli della politica, in realtà, che sulle
parole costruisce i casi, li smonta, li scompone e li ricompone. Un caso era nato a livello
internazionale con l’Italia accusata di essere brutta e cattiva, di avercela con la gente che
viene da fuori e di volerli sbattere tutti in galera. Balle, ovviamente. Roba presa da qualche
ritaglio di giornale italiano, mal digerita e mal riferita. Sufficiente comunque a far grondare
sdegno alla Spagna, all’Onu e persino ai vescovi italiani che in Italia invece ci vivono. Poi,
arrivano tutti a Roma per discutere di fame nel mondo, e si incontrano, si stringono la mano
e si chiariscono. Risultato: Zapatero è un agnellino, l’Onu aggiusta, la Chiesa ci mette una
croce sopra. Merito di Berlusconi che spiega, appunto, come non si vogliano processare le
migliaia di clandestini presenti sul nostro territorio, modi voler semplicemente considerare
questo loro status un’aggravante. Buon senso allo stato puro, ovviamente, che corregge, senza
stravolgerlo, i senso del disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri. Non a caso questo
provvedimento non era entrato nel decreto, una norma che entra in vigore subito, ma era
stato affidato appunto a un iter che comporta un’approfondita discussione in Parlamento. Ma adesso è la Lega a protestare. Loro sono per la
linea dura. Anzi durissima. Magari inutile. «Reato è, e reato deve restare». In realtà, sono
parole, perché già oggi, con la Bossi-Fini un espulso che viene ripreso finisce in galera.
Dunque, meglio espellerlo subito amministrativamente, se ci si riesce, che spendere tempo e
denaro per processarli. Berlusconi, che è uomo pragmatico, proprio a questo deve aver
pensato nella sua messa a punto. Che conferma come sia difficile mettere tutti
d’accordo. E come questo Governo sia comunque intenzionato a porre un serio argine
all’illegalità dilagante. Con un metodo, probabilmente meno celodurista, ma certamente, fatti
tutti i conti, molto più efficace.